PNRR e TPL: la cura del ferro non basta. L’intermodalità è la chiave per il cambio modale

Gli investimenti in metropolitane, tramvie, BRT e rinnovo delle flotte stanno contribuendo a modernizzare il sistema della mobilità italiana. Ma per raggiungere gli obiettivi di trasferimento dall’auto privata al trasporto pubblico serve un cambio di passo.

Lo evidenzia lo studio del Politecnico di Milano, presentato dal prof.  Pierluigi Coppola questa mattina in occasione del Convegno  ANAV sul tema “Politiche di diversione modale a favore del trasporto pubblico locale“.

Alcuni dati:

✅ 37,7 miliardi di euro di investimenti complessivi nel settore dei trasporti

✅ Età media degli autobus scesa a 9,7 anni, minimo storico

✅ Riduzione stimata di 460 mila tonnellate di CO₂ all’anno

Ma la diversione modale prevista si ferma al +2,8%, ben lontana dal target del +10% fissato dal PNRR e dagli obiettivi europei.

Lo studio del Politecnico di Milano evidenzia che per avvicinarsi realmente al target europeo del +10% (che triplicherebbe i benefici totali) non bastano i fondi una tantum. Il sistema economico del TPL necessita di:

  1. Risorse stabili e strutturali: Oltre agli investimenti nell’intermodalità, è necessario coprire il fabbisogno strutturale del comparto stimato dalle associazioni di categoria in 800 milioni di euro/anno aggiuntivi sul Fondo Nazionale Trasporti (FNT).
  2. Continuità industriale: Un piano permanente da 500 milioni di euro/anno per il rinnovo delle flotte bus al fine di evitarne il rapido invecchiamento post-2026.
  3. Politiche di disincentivo (Misure Push): L’evidenza scientifica mostra che la sola promozione del TPL (politiche Pull) ha un limite fisico. Per sbloccare il vero cambio di abitudini degli italiani sono indispensabili severe misure di disincentivo all’uso dell’auto privata nei nodi urbani, attraverso politiche tariffarie (pricing della sosta e road pricing), l’estensione delle ZTL e l’istituzione generalizzata di Low Emission Zone (LEZ) e zone 30 km/h.

Di seguito lo studio Anav


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