“L’Eredità. Una storia d’impresa”: presentato a Pavia il primo libro di Alberto Cazzani (Gruppo Stav)

È stato presentato nei giorni scorsi a Pavia presso la libreria “Le notti bianche”, il primo libro scritto da Alberto Cazzani: “L’Eredità. Una storia d’impresa” – Edizioni Cardano, Vigevano (PV) 2019.
Cazzani, discendente di una famiglia di imprenditori, è ora alla guida insieme al fratello del Gruppo Stav di Vigevano.

Si può partire dal titolo per dire che la chiave interpretativa del  breve romanzo (o racconto lungo), storico ma anche fantastico e certo pure di formazione, sta lì, in bella evidenza, racchiusa in quel sostantivo tronco: L’eredità. Scelta orgogliosamente – e autobiograficamente – pesante quella dell’autore.

Alberto Cazzani, attraverso lo scoperto suo alter-ego Alberto Contenti, si svela in queste pagine e, ripensando al passato, medita sul presente e progetta il futuro. Soprattutto vuole allontanare da sé e dai suoi, dalla sua famiglia e dalla sua impresa, lo spettro del triste progressivo disfacimento così esemplarmente delineato da Thomas Mann ne I Buddenbrook. La citazione del capolavoro nelle prime pagine del racconto – e non a caso proprio nella prima pagina qui riportata del diario di Alberto Contenti – ha il sapore e il valore dello scongiuro.

L’autore inizia dunque dal dato autobiografico, e la storia dei Contenti è la storia della propria famiglia, legata alla borghesia agraria e imprenditoriale lombarda, e di se stesso. Ispirandosi a fatti e personaggi reali, ne narra il percorso storico lungo sei generazioni, dal 1800 a oggi, e poi non si ferma, va oltre e immagina il futuro (più che un’ipoteca, un divertissement?). Lo aiuta nella ricostruzione storica e lo guida nella orgogliosa disamina delle scelte operate, personali e strategiche per la ditta, un ritratto appeso sopra il caminetto nella sala della casa di famiglia a Vigevano, quello del trisavolo Carlo Giuseppe Contenti.

Quasi dunque una saga familiare, in cui l’autore-narratore confronta un passato glorioso e onesto con un presente difficile, basso e corrotto; si lascia investire talvolta da momenti di scoramento, ma dalle lamentazioni, pur umane e comprensibilissime, sa ripartire per affrontare nuove scelte imprenditoriali. Lo guidano come numi tutelari, con il loro esempio, gli avi.

Si parte da Marengo (14 giugno 1800), decisiva vittoria contro gli austriaci da parte dei francesi guidati da Napoleone, addirittura incontrato personalmente dal capostipite Giovanni Battista, padre di Carlo Giuseppe. I riferimenti storici si moltiplicano via via scorrendo le pagine del romanzo: le trame e le battaglie risorgimentali – e qui appare sulla scena della Grande Storia (è un tempo di eroici furori) un altro Giovanni Battista, patriota e nipote del primo – con le lettere autografe della Marietta, moglie di Carlo Giuseppe, e di Clara Maffei e Adelaide Cairoli, Garibaldi, l’Italia fatta e gli italiani da fare, la prima guerra mondiale – e qui toccherà a Carlo Alberto, in sovrappiù sindaco di Vigevano – , poi gli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale su su fino a noi. Toccanti le pagine riservate da Alberto Contenti (Cazzani) al padre Giovanni Carlo (Gian Carlo), queste sì memorie di prima mano e non solo frutto di appassionati e appassionanti studi sui documenti del ricchissimo archivio di famiglia. A delinearne la figura concorrono le voci e le testimonianze che Alberto chiama a raccolta: della madre Pia, moglie di Gian Carlo, di sua moglie Manuela, dei suoi fratelli e delle sue sorelle (Francesco, Annalisa, Michele e Giulia); a queste si unisce, dalla parete, quella di Carlo Giuseppe, che rivela d’aver già colloquiato con lui prima che con il figlio. Sorpresa, sconcerto, poi sorridente tranquillità, insomma: una sicurezza, un appiglio su cui contare quel ritratto parlante che non invecchia (tuttavia non come quell’altro, che infatti taceva, di Dorian Gray!).

Memoria affettuosa quella del padre, così come nostalgicamente straziante quella del fratello-amico Matteo, perduto all’improvviso nel 2000 ma sempre ben presente nei pensieri.

In parallelo al discendere lungo l’albero genealogico viaggiano le scelte strategico-imprenditoriali della grande famiglia borghese: il riso in Lomellina (e dalla Lomellina la sua fama ora è nel mondo), i trasporti e le auto, la banca, Confindustria.

Distribuiti nel corso di tutta l’opera i riferimenti dell’autore-narratore alla propria figura: è Alberto Contenti che parla di sé ovvero è Alberto Cazzani che, dicevo, si svela. Orgoglioso sì, tuttavia, a tratti e quando lo ritiene il caso, impietoso, anche verso se stesso.