TPL: recuperati i 300 milioni di euro 2019. Ora servono garanzie per gli anni a venire

Editoriale del Presidente dell’ANAV Giuseppe Vinella tratto dal numero 4/2019 della rivista ‘Bus Magazine’.

Ci siamo spesi con determinazione e fermezza sin da subito, ancor prima della approvazione definitiva della legge di bilancio 2019, per l’esclusione dei finanziamenti di parte corrente destinati al trasporto pubblico regionale e locale dagli appostamenti di bilancio accantonati e resi indisponibili alla gestione nelle more di una valutazione di midterm sull’andamento della finanza pubblica e sul rispetto degli obiettivi economici concordati con l’Europa. Ci siamo accorti per primi e tempestivamente del problema e, insieme alle altre Associazioni datoriali, lo abbiamo sottoposto all’attenzione del Ministro Toninelli e dell’intero Governo chiedendo una rapida e definitiva soluzione e suggerendo le possibili vie.

Abbiamo avuto un ruolo primario nello sblocco dell’iter di adozione del decreto per il riparto e l’erogazione della quota di anticipazione del Fondo TPL e, cosa ancor più importante, nella quantificazione della quota di anticipazione stessa senza che in tale sede venissero considerati i 300 milioni di euro accantonati. All’indomani dell’adozione del DEF 2019, quando ciò che tutti temevamo è stato messo nero su bianco e i due miliardi di spesa accantonati sono stati definitivamente congelati a fronte dei dati tendenziali fortemente negativi sull’indebitamento netto del Paese, siamo scesi di nuovo in prima linea per sensibilizzare il Governo e l’opinione pubblica sull’esigenza di non rinviare ulteriormente una soluzione definitiva al problema che già stava determinando criticità rilevanti sui servizi, con la riduzione prudenziale degli appostamenti di bilancio regionali e ulteriori ritardi nel pagamento alle Imprese dei corrispettivi dovuti.

E il nostro allarme – sull’offerta di servizio garantita ai cittadini, sull’occupazione di settore, sulla tenuta stessa del tessuto industriale in assenza di un recupero dei 300 milioni di euro accantonati senza i quali nell’ultimo trimestre dell’anno un quarto dell’offerta complessiva di servizio sull’intero territorio nazionale non avrebbe potuto essere effettuata – non è rimasto inascoltato e ha trovato eco importante nei sindacati di settore, nelle rappresentanze di Regioni ed Enti locali e, quindi, nelle Camere parlamentari che, con risoluzioni di maggioranza, hanno impegnato il Governo a ripristinare le risorse per il TPL in sede di assestamento di bilancio.
Ebbene, questo impegno è stato ora rispettato dall’Esecutivo nell’ambito del disegno di legge per l’assestamento di bilancio 2019 approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 1° luglio e che dovrà essere approvato al Parlamento. È un risultato importante e non scontato nell’attuale situazione economica del nostro Paese e considerate anche le esigenze di copertura di misure politiche diverse considerate prioritarie da questo Governo, a cominciare dalla flat tax. In questo contesto pochi sono stati i fondi a suo tempo accantonati che non sono stati definitivamente sacrificati: il fondo per le politiche sociali, le risorse per il diritto allo studio, le università e l’alta tecnologia.

Ma il ripristino finanziariamente più importante è stato fatto proprio per il TPL (300 milioni dei 460 milioni complessivamente rimodulati rispetto all’accantonamento iniziale dei due miliardi di euro). Ci sembra una presa d’atto importante del Governo sul ruolo prioritario del TPL per la crescita del Paese. Ma, come abbiamo evidenziato in più occasioni, certezza, adeguatezza e stabilità delle risorse destinate al finanziamento dei servizi sono imprescindibili per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini e per portare avanti il processo di ammodernamento di un settore che può e deve essere una leva di sviluppo per il Paese. Lo abbiamo in questi giorni nuovamente ribadito al Governo, sostenendo la necessità di prevedere l’adeguamento inflattivo della dotazione del Fondo TPL anche al fine di consentire un corretto funzionamento delle relazioni industriali di settore.
Da parte nostra resta ferma la più ampia disponibilità a contribuire alla realizzazione di questo processo di crescita auspicando in una stagione di maggiore apertura dell’Esecutivo al confronto con le parti sociali.