UNA SQUADRA DA SOGNO CHE VIAGGIA IN BUS

Questa settimana raccontiamo il film “Una Squadra da Sogno” diretto da Thomas Sorrieaux (2016), una commedia sportiva con Gèrard Depardieu, che ha come protagonista il calcio, lo sport più amato e più praticato, a tutti i livelli, dagli italiani. Abbiamo scelto questo film, francese, per raccontare dello spirito sportivo, lo spirito di squadra, appunto, che si rafforza proprio facendo gruppo.

Nonostante ogni calciatore possa permettersi non solo una macchina ma addirittura una fuoriserie, quando ci si allena, quando si viaggia per affrontare le partite di campionato si viaggia tutti insieme in Autobus. Il Bus dunque diventa il collante della squadra. Così, nel film “Una Squadra da sogno”, vediamo il protagonista, Maxime Belloc (interpretato d Medi Sadoun), il miglior calciatore della stagione calcistica francese, alle prese con la sua “coscienza”.

Maxime è un campione, un fuoriclasse, ma il successo lo ha allontanato dalla famiglia e dalle sue origini, lo ha reso arrogante e presuntuoso, al punto che si provoca un infortunio alla gamba per aver protestato contro il carro attrezzi che gli ha portato via la macchina, parcheggiata sulle strisce dei disabili. A causa dell’infortunio alla gamba è costretto a fermarsi, torna dopo molti anni nella piccola città di origine dove scopre che il padre (Gerard Depardieu), allena una piccola squadra locale, scopre inoltre di avere una nipote, Lili, figlia del fratello morto.

https://youtu.be/jddtObXgEKc

Maxime inizia ad allenare la squadra di ragazzini, impegnata nel campionato regionale. La squadra in realtà è composta da tanti ragazzi desiderosi di vincere, che però non hanno la minima idea di cosa significhi fare “squadra”. Una delle prime cose che Maxime fa per rendere il gruppo una vera squadra è proprio quella di rimettere in sesto un vecchio bus, col quale i ragazzi potranno andare a giocare in trasferta. Nella scena che abbiamo selezionato, vediamo il protagonista e il gruppo di ragazzi impegnarsi nel recupero di un vecchio autobus.

Proprio a bordo del bus, l’allenatore impartisce ai ragazzi i suggerimenti per vincere, crea in loro l’orgoglio e la determinazione che li porterà a gareggiare al meglio. Ancora, il bus è per il padre (ex allenatore della squadra), il rifugio da cui osservare la squadra giocare senza essere visto: è troppo grande l’emozione di vedere il figlio impegnato ad aiutare gli altri… Il Campione ritrova la sua umanità ritornando alle sue radici, ritrova il rapporto con il padre e, perché no, trova anche l’amore.

Anche se il film “Una Squadra da Sogno” non ha avuto un grande successo di pubblico e di critica, resta un piccolo gioiello della commedia che senza troppi buonismi riporta il gioco del calcio ai veri valori dello sport, della solidarietà e dello spirito di collaborazione. Vincere è importante, ma è più importante il percorso, come si arriva alla meta (scena finale). Proprio in questi giorni, dopo la scomparsa del capitano della Fiorentina, Davide Astori, stroncato da un infarto a soli 31 anni, si è reso evidente che la competizione sportiva lascia il passo ai valori umani, con la solidarietà di tutto il mondo calcistico, stretto nell’abbraccio ad un uomo, prima che un calciatore.