IL BUS COME UN ACQUARIO, IN CUI RITROVARE PERSONE DI OGNI TIPO

  • Il Venerdi, Vaicolbus ti dà appuntamento col cinema attraverso la rubrica “Bus&Cinema”. Ripercorriamo le pellicole che vedono protagonista il bus, uno dei principali mezzi di trasporto per muoversi non solo in città ma anche fuori regione, se non in Europa. Questa volta il focus riguarda “6 sull’autobus”.

Questa settimana raccontiamo di un medio metraggio, non un vero e proprio film, realizzato da sei giovani registi della Scuola Silvio D’Amico, che hanno scelto l’autobus come luogo in cui far muovere i protagonisti di sei piccole storie.

Perché scegliere un autobus? L’autobus è per gli autori “un acquario umano” in cui incontrare diversi tipi di persone, è come il palcoscenico di un teatro in cui le persone entrano, si incontrano e per brevi momenti le loro vite si incrociano e a volte si condizionano l’un l’altra, come in un perenne“Sliding Doors”: la scelta di salire o meno su un autobus può addirittura condizionare la nostra vita, cosa che accade ogni giorno a milioni di persone anche inconsapevolmente.

“6 sull’autobus” è un racconto collettivo (che si compone di sei cortometraggi appunto), ognuno dei quali racconta, nel breve spazio di un microfilm, una storia compiuta. Siamo su un vecchio autobus per le strade di Roma. Ad ogni fermata, cambiano le persone a bordo, e, ad ogni sosta, ci si scambiano sguardi, gesti, gentilezze, cortesie e scortesie, solo per qualche istante o per qualche minuto.

La pellicola è stata diretta dagli studenti registi dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, realizzato con il sostegno della Siae ed è stato presentato alle Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2012, con la supervisione alla regia di Sergio Rubini e di Ugo Chiti per la sceneggiatura.

Simone Dante Antonelli, Giacomo Bisordi, Rita De Donato, Irene Di Lelio, Antonio Ligas, Emiliano Russo, hanno diretto attori giovani e coinvolto attori professionisti, tra cui Pino Quartullo, Margherita Buy, Simona Marchini, che sono tra i protagonisti della storia che abbiamo scelto di mostrare per la rubrica “Bus&Cinema”. Guarda il Trailer

L’episodio che raccontiamo è il terzo, “Matrimonio d’Arresto” di Antonio Ligas: un giovane uomo sale sull’autobus con un grande mazzo di rose rosse, sta andando dalla sua fidanzata a chiederle di sposarlo. Lungo il tragitto, ascolta i racconti di alcune donne che si scambiano confidenze tra loro, parlano dei loro defunti mariti, di quanto sia stato difficile vivere con loro “30 anni di lavori forzati”.

Una ragazza parla al telefono, incurante del fatto che la possano ascoltare, del modo in cui vede il rapporto di coppia: “il matrimonio? Meglio la galera!”, “Che dici l’anello me lo posso tenere? Mah sì, mi ci compro l’IPhone…”; un’altra coppia di donne parla della separazione da un uomo e di come rovinarlo, raccogliendo le prove dei tradimenti, oppure della possibilità di rimanere separati in casa per mantenere uno status sociale.

Il culmine arriva dalle esternazioni di un uomo, ormai fuori controllo, che parla da solo ad alta voce e racconta di essere stato ridotto sul lastrico dalla ex moglie che gli ha tolto tutto e che ora si ritrova a vivere alla stazione ferroviaria. Nell’arco narrativo di pochi minuti – circa 6 minuti – gli “sfortunati” incontri condizionano il ragazzo che scende dall’autobus abbandonando il mazzo di rose e l’idea del matrimonio, definitivamente.

La storia di “Matrimonio d’Arresto”, ironica e cinica allo stesso tempo, invita a una piccola riflessione su quanto alcuni incontri casuali, con perfetti sconosciuti possano condizionare la nostra vita. Il micro cosmo di un autobus è in fondo rappresentativo di quante vite si incrociano in pochi minuti, ma anche di quanto poco si approfondiscono le relazioni umane.

L’esperimento diretto da Sergio Rubini sembra davvero ben riuscito, riuscire a raccontare una storia ben definita rappresentano molte vite diverse, legate da un unico viaggio insieme e la scelta di ambientare questi racconti su un autobus risulta perfetta allo scopo.